
Dal suo secondo insediamento alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025, il presidente Trump ha investito fortemente sul contrasto all’immigrazione “clandestina” attraverso un aumento dei finanziamenti e dei poteri dell’ICE, la famigerata agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione. Le violente retate degli agenti federali sono quindi aumentate esponenzialmente in tutti gli Stati Uniti, tra irruzioni nelle case e nei tribunali, fermi arbitrari per strada, detenzioni, sparatorie, omicidi e deportazioni nei confronti di chiunque venisse lettx come persona razzializzata, e in alcuni casi anche nei confronti dellx attivistx bianchx che hanno provato a opporsi a queste retate. Fortunatamente la risposta collettiva per resistere a questa violenza di Stato non è mancata, in particolare a Minneapolis, dove antifascistx e semplicx cittadinx hanno dato vita a mobilitazioni permanenti per cercare materialmente di ostacolare l’operato dell’ICE in ogni modo possibile, monitorando gli spostamenti degli agenti per avvisare le persone migranti del loro arrivo, e mettendo in campo forme di protesta che andavano dai cortei all’incendio delle auto della polizia.
La funzione strutturante del razzismo nello sviluppo del capitalismo industriale statunitense è qualcosa di ben noto. Il nazionalismo bianco e patriarcale ha sempre agito forme di sfruttamento lavorativo da un lato, e di terrore e persecuzione dall’altro, contro le popolazioni razzializzate e subalterne, attraverso il suo complesso carcerario-industriale e l’uso della brutalità da parte della polizia. Ci troviamo oggi in una situazione in cui questa stessa repressione preventiva viene estesa ad altre categorie, sfruttando la necessità di un nemico pubblico dai diversi volti che rappresenti tutto ciò che ostacola l’immaginario di una nazione bianca, patriarcale e suprematista quale quella vagheggiata da Trump.
Un ulteriore salto in questa direzione repressiva è stato intrapreso da Trump con la criminalizzazione dei movimenti antifascisti. Dopo un primo tentativo avvenuto nel 2020 durante il suo primo mandato, nel settembre 2025, dopo l’omicidio dell’influencer suprematista Charlie Kirk, il Dipartimento di Stato USA ha preso la palla al balzo per iscrivere la sigla ANTIFA nelle liste terroristiche. In questa lista compaiono anche quattro organizzazioni europee: FAI/FRI per l’Italia, Antifa Ost per la Germania, e i due gruppi militanti greci “Giustizia Proletaria Armata” e “Autodifesa di Classe Rivoluzionaria”. A partire da questa mossa USA, anche le azioni repressive dei governi di destra europei contro l’antifascismo si sono moltiplicate; in Italia nel marzo 2026 la Lega ha preannunciato una proposta di legge per classificare i movimenti “Antifa” e anarchici come organizzazioni terroristiche, con pene detentive da cinque a dieci anni per la partecipazione attiva e da sette a quindici per chi avrebbe ruoli “organizzativi”.
Ma la guerra di Trump contro il dissenso si combatte su più fronti, non solo su quello dell’antifascismo e dei movimenti antirazzisti. Fin dal primo giorno del suo mandato Trump ha infatti sferrato un vero e proprio attacco contro le persone trans, promettendo di mettere fine alla “follia transgender” e di estromettere le persone trans da ogni ambito della vita pubblica. Dal 2021 sono state approvate centinaia di leggi e decreti che ne ostacolano materialmente l’accesso alla salute, all’educazione, allo sport, allo studio, ai bagni pubblici, al riconoscimento legale, alla genitorialità e ad altri ambiti ancora. Tutto questo è in linea con una più generale battaglia contro la cosiddetta “ideologia gender” che da anni imperversa negli Stati Uniti e a livello internazionale, portando tra le altre cose alla censura e alla messa al bando di libri, corsi di studio e contenuti educativi che mettono in discussione la fissità del binarismo di genere. E non è un caso che lo stesso trattamento riservato ai “gender studies” stia venendo riservato anche ai “critical race studies”, corsi universitari che si occupano di discutere criticamente il costrutto sociale della ‘razza’. A fare le spese di queste politiche anti-trans sono al momento soprattutto le persone minorenni, a cui stanno venendo negati i farmaci bloccanti della pubertà, e le persone trans incarcerate, che stanno venendo ritrasferite in massa nelle sezioni associate al loro sesso biologico di nascita e a cui sta venendo impedito l’accesso alle terapie ormonali e alle operazioni chirurgiche (come è accaduto al compagno anarchico Marius Mason). In generale, a migliaia di persone stanno venendo ritirati i documenti rettificati per sostituirli con documenti recanti il deadname e il sesso di nascita.
Un pesante caso di repressione statale che si sta svolgendo in Texas contro l’attivismo antifascista sembra riassumere e mettere assieme, in modo esemplare, tutti questi tasselli.
Diciotto persone mosse da idee antifasciste e antirazziste, alcune delle quali dichiaratamente anarchiche e antispeciste, si trovano sotto processo sottoposte alle leggi antiterrorismo contro il movimento “antifa” approvate di recente. Tra di loro vi sono tre persone trans (Autumn Hill, Lucy Fowlkes e Meagan Morris) e due persone non binarie (Benjamin “Champagne” Song e Joy “Rowan” Gibson). La presenza di persone trans e non binarie in un gruppo attraversato da soggettività antifasciste ha offerto un’occasione d’oro all’amministrazione Trump per alimentare fantasie complottistiche secondo cui cellule terroristiche armate antifasciste transgender starebbero invadendo le piccole città con lo scopo di “uccidere i poliziotti” (“MAGA… ri!”, direte voi). Fantasie che rientrano nel tipico schema delle “fobie dell’estinzione”, narrative che mistificano la realtà descrivendo le persone oppresse come fossero coloro che opprimono e, viceversa, coloro che detengono il massimo privilegio sociale come le vittime. Viene detto che le persone trans uccidono i poliziotti ma nel frattempo sono questi ultimi a uccidere le persone trans, come nel caso, uno dei tanti, di Linda Becerra Moran, freddata dalla polizia di Los Angeles nel gennaio del 2026 perché si stava avvicinando a un gruppo di agenti armati fino ai denti con in mano un coltello, con il quale peraltro non stava minacciando i poliziotti, ma se stessa!
I fatti
Il 4 luglio 2025 una dozzina di persone circa si sono radunate nei pressi del Prairieland Detention Center di Alvarado (Texas), un centro di detenzione dell’ufficio immigrazione statunitense, per una manifestazione rumorosa con fuochi d’artificio in solidarietà con le persone prigioniere, fra cui molte persone arrestate dall’ICE in attesa di una possibile espulsione. La versione fornita dallo stato su quanto accaduto quella notte come sempre è piena di incongruenze. Secondo la polizia, dopo la manifestazione una persona avrebbe ingaggiato uno scontro a fuoco con un agente di pattuglia di Alvarado, che sarebbe rimasto lievemente ferito, in una strada vicina. Subito dopo la polizia ha arrestato tutte le persone che è riuscita a intercettare nell’area, per un totale di nove. Nei due mesi successivi in tutto il Texas si sono susseguite venti irruzioni violentissime nelle case di individui ritenuti vicini alle persone arrestate. Nel corso di queste irruzioni la polizia ha usato granate stordenti, causato ingenti danni e trattenuto arbitrariamente coniugi, familiari e coinquilinx. Il numero delle persone arrestate è così salito a diciotto, quattordici delle quali ancora in carcere. Fra febbraio e marzo 2026 otto di esse sono state sottoposte a un processo farsa per mano della giustizia federale. Il processo si è concluso con la condanna di tutte e otto le persone imputate per “disordini”, “supporto materiale ad attività terroristiche”, “cospirazione finalizzata all’uso e al trasporto di esplosivi”, “uso e trasporto di esplosivi” (laddove per “esplosivi” si intendono i fuochi d’artificio). Due persone sono state dichiarate colpevoli anche di “occultamento di documenti” per avere cancellato alcune chat dai loro telefoni. Unx altrx attivista, Benjamin Song, è invece statx dichiaratx colpevole di “uso di arma da fuoco in relazione a un reato di violenza” e di “tentato omicidio di un funzionario dello stato” in quanto ritenutx l’unica persona ad avere sparato contro la polizia. Benjamin è statx arrestatx dopo una latitanza di una settimana, e quattro imputatx sono accusatx di averlx aiutatx nella fuga. Le pene non sono ancora state determinate ma si parla di condanne che rischiano di arrivare a decine di anni di carcere. In attesa della sentenza rimangono tuttx in carcere con una cauzione fino a 10 milioni di dollari a testa.
Le condizioni detentive delle persone trans coinvolte in questo caso, per quel poco di cui abbiamo trovato notizia, non sono finora state semplici. Tra il rifiuto di riconoscimento del cambio di nome anagrafico, sebbene compaia su tutti i documenti legali, la collocazione in sezioni di isolamento in carceri maschili, il continuo misgendering, anche da parte dellx avvocatx d’ufficio, le perquisizioni effettuate da guardie maschili e le difficoltà di accesso alle terapie ormonali, quello che sta accadendo alle persone trans imputate in questo caso non differisce di molto da quanto sta accadendo a migliaia di persone trans in carcere (e non solo) in tutti gli Stati Uniti, con il rischio sempre più concreto che altri paesi adottino misure simili.
Al di là di queste condizioni specifiche, che non fanno che aggravare una situazione repressiva già di per sè molto pesante, ci teniamo a mostrare la nostra incondizionata solidarietà a chiunque si sia oppostx alle violente politiche razziste dell’ICE e dell’amministrazione Trump, con i mezzi che riteneva necessari. Il supporto ora deve continuare, per non lasciare solx chi sta pagando il prezzo di una resistenza collettiva.
Per aggiornamenti sul caso e per gli indirizzi delle persone detenute, vedi il sito “Support the Prairieland Defendants”: https://prairielanddefendants.com/
Nota: Come riportato dal sito di supporto, segnaliamo che una delle imputate, Meagan Morris, ha inizialmente risposto alle domande delle forze dell’ordine causando un grave danno alle altre persone imputate. Con l’aiuto di un legale competente, si è impegnata a far valere in futuro il proprio diritto a non rispondere ad alcuna domanda.
Cosa si può fare per supportare le persone imputate in questo caso:
– scrivere una lettera, individuale o collettiva. Sul sito di supporto è presente una breve descrizione degli interessi di ognunx di loro e l’indirizzo attuale di detenzione a cui scrivere
– organizzare una raccolta fondi per raccogliere soldi finalizzati al loro mantenimento in carcere e alle spese processuale. Qui il link alla loro principale raccolta fondi: https://www.givesendgo.com/supportDFWprotestors
Altre raccolte fondi legate al caso:
https://www.gofundme.com/f/help-maricelas-family-while-she-fights-for-justice
https://www.gofundme.com/f/get-artist-des-revol-an-immigration-attorney
– Diffondi le informazioni su questo caso
– Organizza una protesta o un evento informativo
Per contattare il gruppo di supporto: dfwsupportcommittee@hacari.com
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