Tentato transicidio a Torino

Riceviamo questo comunicato e diffondiamo esprimendo la nostra solidarietà

Scriviamo a voi perchè la sera del 14 febbraio, davanti al Bar degli Amici in Borgo Dora a Torino, una persona trans a noi vicina si è presa un proiettile nel collo. Al momento, per miracolo, a livello fisico sta bene ma si è sentito molto isolato e spaventato a Torino, per via della scarsa risonanza che questo evento ha avuto tra le persone della città, sia quelle presenti quella sera, sia le persone che frequentano quell’ambiente in generale. Molte persone stanno dimostrando di non avere la vera contezza né consapevolezza della gravità di questo fatto, tant’è che ancora alcunx associano i due boati di quella sera al rumore di due petardi. Sia gli sbirri, sia il personale medico si sono già dimostrati disinteressati alla sua stessa sopravvivenza, tant’è che lui ha dovuto insistere in pronto soccorso per farsi fare i raggi e farsi trovare un proiettile nel collo. Già è un evento traumatico rischiare la morte: non essere creduti prima e non essere supportati poi, è una ritraumatizzazione insostenibile. Di fronte a queste mancanze, vogliamo diffondere questo comunicato tra varie realtà compagne, che frequentano il Bar degli Amici, e che possano mettersi in contatto con la persona interessata per creare una reale rete di supporto medico, legale, comunitario, rispettando il volere della persona offesa.

Un paio di elementi che servono a capire meglio cos’è successo. Gli spari sono stati due, il secondo l’ha colpito. Lui era in piedi, fuori dagli ombrelloni del bar. Nessuno dice di aver visto niente. Dalle anamnesi mediche post-intervento, il proiettile è di calibro 20, compatibile per esempio con un fucile.

Nella zona di Borgo Dora non si sono mai concentrati episodi di sparatorie tra “pari”, per cui escludiamo fortemente l’ipotesi di una mina vagante. L’evento invece è, secondo noi e secondo lui, politicamente connotato. In primis, la connotazione politica del Bar degli Amici, notoriamente frequentato sia dalla comunità LGBT+, che da altrx compagnx politicizzatx. Un altro aspetto importante è che la persona che si è presa il colpo è visibilmente trans; c’erano altre persone queer quella sera ma il proiettile se l’è preso lui.
Vogliamo anche mantenere l’attenzione su come la polizia sta agendo in modo sospetto in questo contesto. Dopo tre settimane dall’accaduto, le indagini si sono automaticamente aperte come da prassi nel caso di un proiettile, ma nessuna persona presente la sera del 14 è stata contattata dalla polizia per avere più informazioni sull’episodio. Hanno aspettato tre mesi per chiamare altrettante due persone presenti in quella piazza. Al colloquio con la vittima in Questura, i poliziotti hanno fatto vari riferimenti più e meno sarcastici al fatto che lui potesse frequentare spazi politici della città, come il Gabrio, chiamandoli “i tuoi amichetti”.
Inseriamo per di più il fatto in un’aria di conflitto in città: è successo due settimane dopo il corteo in difesa dell’Aska. La celere le ha giustamente prese, uscendone ancora più incattivita e sentendosi ancora più in diritto di agire la sua violenza, specialmente nel contesto di continua repressione e indennità della polizia che si sta creando.

Sarebbe rassicurante pensare che qualche “pazzo” ha sparato da una finestra perché se la sentiva, e che il nostro amico ha rischiato la vita perché è stato sfortunato. Ma adesso, al di là delle tante ipotesi che si potrebbero avanzare sul colpevole, vogliamo mettere l’accento su quanto ci sia effettivamente vicino questo episodio. Quello che è successo il 14 febbraio potrebbe facilmente accadere di nuovo, e noi siamo responsabili della risposta politica che diamo a questi fatti. Per fare ciò é fondamentale anche saper riconoscere i vari assi di oppressione e discriminazione violenta che le persone trans vivono, senza banalizzare e ignorare le specificità delle vite delle persone trans.



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