qui abbiamo pubblicato la traduzione del testo del crowdfunding aperto in supporto a Cleo per le spese legali, dove vengono anche illustrate le terribili condizioni detentive in cui si trova in quanto donna trans razzializzata costretta in un carcere maschile.

Mi chiamo Cleo, e non sono sola.
Sono sostenuta dalle spalle dellx miex antenatx, da tuttx coloro che sono venutx prima di me e che hanno combattuto per la libertà.
Sto con tuttx voi che rifiutate di guardare dall’altra parte e rimanere in silenzio di fronte a questa ingiustizia.
Sto con tuttx voi che continuate a combattere per i diritti di tutte le persone trans e razzializzate nel sistema di giustizia.
È passato quasi un anno dalla mia incarcerazione.
Mentre cercavo di trovare il coraggio per parlarvi in maniera diretta, mi sono resa conto che non dovevo fingere una falsa intimità. Devo essere salda e devo essere chiara.
Sono stata arrestata senza prove attendibili, unicamente sulla base di un sospetto generico che sembra essere fortemente caratterizzato dalla profilazione razziale e dalla transmisoginia.
Sono stata trasferita da un carcere femminile a un carcere maschile quasi subito, perché il mio essere trans è stato visto come una minaccia per le altre detenute donne nonostante io fossi tenuta in isolamento.
Mi trovo attualmente in una situazione di discriminazione e precarietà sotto diversi aspetti nel carcere maschile di Neuruppin, che è caratterizzato da un’atmosfera iper-maschile, misogina e violenta che porta a un aumento della violenza e della discriminazione, in particolare per le donne trans migranti non tedesche razzializzate e disabili, anche a livello istituzionale. Dovendomi confrontare con il pregiudizio di criminalità segnalato dal colore della pelle, l’ho riconosciuto come parte del trattamento ingiusto, immorale e pericoloso riservato alle persone nere dal sistema giudiziario e dalla stampa.
Dopo il primo giorno di processo, ero già stata demonizzata e condannata sui media e nel tribunale dell’opinione pubblica. Questa disinformazione razzista deriva dalla corruzione, dalla corruzione dell’accuratezza, dell’informazione e persino della verità nell’interesse del sensazionalismo, delle vendite e dell’agenda politica xenofoba. Si tratta di una violazione della presunzione legale di innocenza a prescindere dal colore della pelle, dell’identità di genere o del permesso di soggiorno.
Con il proseguire del processo, è diventato evidente che un procedimento penale equo, obiettivo e non discriminatorio sarebbe stato impossibile e che una copertura mediatica critica e responsabile, priva di narrazioni anti-trans, razziste e anti-immigrazione, non si sarebbe verificata.
Anziché concentrarsi sulle accuse effettive, il tribunale, il pubblico ministero, il co-querelante e il medico legale mi hanno costantemente sottoposto a un attento scrutinio e hanno interrogato i testimoni sul mio stile di vestiario, le mie preferenze sessuali e in che misura io sarei apparsa loro autenticamente femminile.
Tutto questo è stato fatto nel tentativo di negare la legittimità della mia identità trans.
Questo voyerismo delle vite sessuali delle persone trans mostra in che misura dei pregiudizi tradizionali e completamente obsoleti giochino un ruolo nelle aule di tribunale, e come il mio diritto alla privacy possa essere violato oltre ogni ragionevolezza in un tribunale penale.
Inoltre, l’esperto medico del tribunale ha negato la mia cosiddetta ‘vera transessualità’, nonostante io viva come donna da moltissimo tempo e abbia anche usufruito di terapie di affermazione di genere. La sua valutazione è stata fatta senza aver neanche mai fatto un colloquio con me, e soltanto sulla base dei documenti. Questa violenta invalidazione dimostra l’ignoranza di questo personaggio rispetto alle realtà vissute dalle persone trans.
Dovrebbe essere ormai risaputo in ambito medico che le persone scoprono la propria identità trans in fasi diverse della propria vita, e che la loro transizione raramente è lineare.
Ma non lasciate che tutto questo vi distragga dal fatto che il giudizio finale dell’analisi forense è stato che non sono state trovate tracce significative di DNA.
O il fatto che non ci fosse alcuna arma.
O il fatto che unx testimone abbia sentito una voce che chiaramente non era la mia.
O il fatto che la polizia non sia riuscita a ottenere i filmati delle telecamere di sorveglianza che avrebbero provato che io ero dall’altra parte della città nel momento del crimine.
L’assoluta nullità delle prove è in netto contrasto con l’esito scandaloso di questo processo.
Si tratta di uno scandaloso errore giudiziario.
Merito di meglio rispetto a questo.
La famiglia della vittima merita di meglio.
Mi chiamo Cleo, e non sono sola.
Sono sostenuta dalle spalle dellx miex antenatx, da tutte quellx che sono venutx prima di me e che hanno combattuto per la libertà.
Sto con tuttx voi che rifiutate di guardare dall’altra parte e rimanere in silenzio di fronte a questa ingiustizia.
Sto con tuttx voi che continuate a combattere per i diritti di tutte le persone trans e razzializzate nel sistema di giustizia.
Rifiuto la prigione dell’Io e scelgo gli spazi aperti del Noi.
Sì, dobbiamo stare attentx ad evitare l’imprigionamento della mente, dello spirito e della volontà nostra e di coloro con cui viviamo.
Grazie.
Cleo
